novembre 2 2009
ARRIVEDERCI ALDA

Ci credi?
A me sembra impossibile
che non aprirai più zolle
su questa terra
nel tuo paese caldo
cinico e chiacchierone
violento e buffone
come un santo
che sia pure un delinquente
così superficiale
quando si sofferma
per la morte dei poeti
e ne piange il passato
senza ricordarne il presente.

Ma cosa può importarti?
Ora che incontrerai
il dio in cui hai creduto
ora che avrai per cena
il tuo stesso fiore di poesia
e tabacco leggerissimo
per sbuffi soavi
cosa potrà mai importarti
della scivolosità dei coccodrilli
o della morbosità
di certi aneddoti?

Nulla più di quello
che sia contenuto
in un respiro breve
con l'ironico disincanto
per chi chiama folli i poeti
e poetici i folli
e forse sa della vita
poco più di nulla

Arrivederci Alda

"Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita" (Alda Merini)
ottobre 16 2009
INCONSISTENTE REALE

Le parole fanno esistere il mondo

settembre 21 2009
DOMANDE SULLA PIETA'

Avere compassione vuol dire patire insieme. E' latino: cum patire. L'ho vista malcelata negli ospedali, negli occhi di chi accompagna la vita verso la sua fine, spesso purtroppo non mite nè naturale. L'ho vista anche tra quanti occupandosi di ragazzi che hanno commesso un reato cercano di riportare una vita giovane, spesso abusata da un contesto violento, verso un percorso costruttivo. Ho inciampato in compassioni minori di ogni sorta ed è sempre stato poetico non solo capire in che modo una difficoltà o un dolore vengano affrontati da chi li vive direttamente, ma anche percepire l'immedesimazione da parte di chi nulla o poco sa dell'interlocutore, o ancora ne ha sperimentato in altro momento la stessa pena.


La compassione nell'etica cristiana è un fatto privato che però si rende universale: per via dell'immedesimazione si sente addosso la pena e se ne deduce un rispetto per l'umanità che è accomunata tanto dalla stessa fragilità quanto dalla medesima forza di reazione possibile. Non è solo dell'etica cristiana la percezione del dolore del mondo, precedente è la filosofia e il pensiero orientale. E sono stati pensieri a loro modo rivoluzionari per il senso del diritto umano moderno.

Per queste ragioni e per molte altre sono imbarazzato di fronte al significativo movimento di opinione e conseguente movimento mediatico per la morte dei sei militari italiani a Kabul durante l'assolvimento di compiti per la missione militare che tutti ben conoscono.

Non può essere un post su splinder la sede adatta a spiegare la mia contrarietà alle missioni militari e la profonda sfiducia che provo rispetto all'ambiguità di tutte le missioni che partono col presupposto di "portare la pace" ma finiscono col consumare parecchi arsenali e fare molte, troppo, vittime civili. Non è nemmeno il caso di fare la conta di chi abbia fatto più morti civili e di cercare di distinguere il ruolo dei diversi contingenti. C'è un'azione bellica e il fatto stesso di aderire non consente di fare distinguo tra posizioni laterali di punta e in retrovia: se ne accetta la ragione di fondo.

Ma non è per questo che scrivo.

Scrivo perché, mosso dalle prime riflessioni che ho citato, avrei voglia di dire ai contrari alla guerra di considerare il lutto "privato" di uomini di cui non debbono in prima istanza interessare i valori di fondo se non perché sarebbe stato meglio contestarglieli da vivi. Provo pena verso i familiari, verso gli amici e malgrado la mia convinta contrarietà ai conflitti decisi da chi ha interessi presuntamente superiori ne sento la spina infitta nel fianco. Anzi vorrei dire loro di togliere quella spina anche attraverso il rifiuto delle logiche prima definite superiori: cosa c'è di superiore alla vita?

Conosco come tutti per via indiretta il dolore della morte.

Ho ascoltato gli anziani e i vecchi di famiglia: hanno parlato della guerra senza mai usare toni legati all'eroismo o all'onore. Di qualunque parte politica fossero, ed erano garantisco giustapposti nella seconda mondiale, mi hanno raccontato di ciuffi d'erba congelati per cena, di morti mascherati da vivi per trattenerne la razione di zucchero in prigionia, di fucilazioni, di violenza indiscriminata al momento della vendetta, di frammenti d'uomo, di uomini come animali e di orrore di fronte a stati di necessità per noi inimmaginabili.

La mia pena è nell'ambito del privato e dell'umano dunque.

A chi oggi parla di eroi e associa al conflitto e alla missione militare il senso dell'onore avrei voglia di dire invece che quei valori hanno giustificato guerre peggiori e momenti storici devastanti e che nel corso dei secoli si è cercato proprio lo spunto emotivo per muovere le budella dei popoli prima ancora che il raziocinio.

Per queste ragioni la costernazione che si può provare di fronte alle bare di ragazzi o padri di famiglia dovrebbe suggerire il silenzio mite della riflessione rotto solo dal brusio della memoria.

A chi pensasse che le vie diplomatiche non sono sufficienti a dirimere i pericoli del terrorismo e che è l'uomo per sua natura a perseguire soluzioni violente a cui occorre reagire direi di rivalutare l'origine del conflitto in medioriente e le ragioni economiche che stanno alla base di tutto. Di riflettere se ci siamo mossi e abbiamo manifestato questo senso di patria più per il senso di colpa di aver aderito a qualcosa che non ha motivazioni "nazionali" che per altro: siamo in un ingranaggio internazionale ereditato da passate stagioni che potremmo superare. E' quando finiscono le idee che si invocano gli antenati e pur ammettendo che appaiono superbe le letture psicologiste questa è la mia convinzione.

Non credo di essere gratuitamente offensivo verso nessuno se provo pena per l'uomo e non per il soldato e se preferisco il rispetto dei morti alla voce alta dei vivi.
settembre 8 2009
SALUTI INASPETTATI

Addio Bongiorno
agosto 29 2009

MINIMA MORALIA

Co tutti i cazzi che già c'ho ci mancava pure la fine del mondo nel 2012

agosto 1 2009
451 FAHRENHEIT

Consentiti il dubbio e fa che sempre pervada la tua vita. Avrai migliaia di parole veloci quanto le auto che ti sfrecciano accanto, più violente di qualsiasi sedazione che ti farà pesare le ginocchia. Ci saranno regole certe di cui ignori l'origine e alle quali non ti sarà facilmente consentito accostare un punto interrogativo. Avrai un lavoro in cui credere e strani rapporti in cui l'amore è un lucore sbiadito che non nutre alcuna foglia. Sebbene il tuo letto o il tuo divano saranno comodi come queste certezze consenti ti prego alla bellezza e alla cultura di sfiorarti i capelli come per riavviarli, permettigli di morderti i fianchi consumandoli se in una notte sola dovessero arrivare tutti insieme i fantasmi delle parole non immaginate fino a quel momento, quelli che più di altri terrorizzeranno la tua sete e la tua fame ancestrale.

Ho letto finalmente questo libro dal quale sfuggivo da un decennio almeno. Ho sempre avuto uno strano prurito entrando in contatto con i classici che hanno fama di vendite e vasta diffusione. Oggi, alla luce di questa lettura finalmente senza inibizioni, mi chiedo quanto sia veramente diffusa la sua conoscenza perchè ho la sensazione che parli della contemporaneità in modo potente, focalizzando esattamente la radice dell'impoverimento umano: quello che porta alla degradazione morale più brutale, l'inazione e la stasi della coscienza che spengono la fede nella discussione, comprensione e approfondimento illuminati dall'amore per la varietà dell'esistenza.

I libri sono un concentrato di suggestioni, errori, meraviglie, saperi e contraddizioni la cui utilità quasi non risiede nella verità di cui sono portatori ma nella possibilità che inneschino sempre nuove connessioni e che siano un altare della ricerca e della voglia di esistere. Il postulato necessario alla respirazione e defecazione tipici invero di parecchie altre forme di vita sul nostro pianeta.

Ciò che vi ho trovato di interessante è stata soprattutto una presa di posizione chiare e netta sul tema della responsabilità individuale che si traduce poi in responsabilità sociale. In altri libri come in 1984 le dittature sono invasive e vessanti, controllano con cento occhi e orecchie, sono un giogo. In 451 Fahrenheit il potere è descritto finalmente come una conseguenza dei comportamenti della moltitudine. Questo non vuol dire che si debba negare la violenza dei regimi che impongono con la forza la loro ragion d'essere, ma suggerisce quanto sia fragile la democrazia, più lieve di un vestito liso dai secoli, più tenera di una sfoglia di critallo e più permeabile di una spugna. Questo dice il libro che mi ha colpito: il potere più pervasivo sarà sempre quello che sfrutta un vuoto di coscienza collettivo, l'assenza di saldi valori votati alla curiosità e che per questa via propone un modello vuoto di felicità, un'ideale pavloviano per il disimpegno affinché nessuno osi desiderare qualcosa di diverso da tre pareti tv, un'automobile velocissima e la totale assenza di domande. Il punto sostanziale è che la libertà non coincide con uno stato perenne di possibilità assolute nei termini di soddisfazione materiale; di certo ha bisogno che sia scacciato lo stato di necessità e che sia tutelata la salute ma la libertà non coincide con la felicità. La felicità è uno stato transitorio, una potenzialità che si manifesta a cicli nella vita: la promessa di una felicità permanente appiccicosa e vacua è possibile solo dove non c'è consapevolezza di quanto sia falsa questa proposta.

La manovrabilità di una persona senza consapevolezza è la negazione della libertà proprio perché a questa idea sublime viene sostituita la chimera della felicità. Invece la libertà è come una lente sensibile che fa distinguere finalmente tutti i colori e le loro sfumature, non promette nulla che non sia una propria personale iniziativa  di accostamento e uso di questa ricchezza. Essere liberi e veramente felici richiede che si fatichi un poco e che si senta quanto la soddisfazione costante sia una forma di intontimento che qualcuno sta già studiando come sfruttare.

Sì, ovviamente sono stato parzialmente retorico.
maggio 3 2009
IL MARE DI NOTTE

E' questo il mare

un sangue oscuro
che in noi si frange
e aggruma il vuoto
in forma estrema

fragore del silenzio

onda dopo onda
respiro dopo respiro

non so altro
se non quel che vedo
il suo cullamento ancestrale
l'antica voglia di abbandono

sentore di morte
nella distanza sconosciuta
e di vita nella scoperta
che offre il viaggio

Rifugio di canto sordo
contraddizione
tra parola e suono
tra paura e coraggio

Il mio stupore
non ha requie

E' questo il mare
marzo 10 2009
LETTERA

Una lettera scritta a mano
è il corpo più nudo
che conosca
per questo
ho riletto la tua
fingendo di non capire
cosa ci fosse scritto
è bastato
ripercorrere la dolcezza
delle tue vocali
riconoscerne la morbidezza
come le colline chiare
dei tuoi fianchi
e da lì smettere
di farmi domande
di tentare ragionamenti
che importa ora
cosa stessimo dicendo
è sufficiente il tuo profilo
tracciato dallo spessore
dell'inchiostro blue
il tuo peso nelle virgole
e nei punti impressi
Volevo concedermi
che l'assenza avesse
più che una parola
la carne e il sangue
della tua scrittura
marzo 9 2009
TANTO PER DIRE

In tanti anni
con incessante lavorìo
hanno affibbiato alla cultura
un'aura di buio
consentendo si chiamasse
cosa noiosa
settorialità elitaria
distanza dal reale
sega mentale a buffo
certe volte nozione
altre ancora vuoto ellenismo

Dico affibbiato
perché il moto naturale
cha pretende la curiosità
e di cui ha sete la cultura
è impedito da legami
è chiuso e fermato
con precisa volontà
di creare un vuoto
e appresso a quello l'odio

Il fatto è accertato
chiaro e palese

Questioni di vendita
ragioni di indistinguibilità:
se nessuna cultura è coltivata
tutto è cultura o niente è tale
e da lì è pacifico cercare altrove
i presunti voli interiori
o le profondità in cui ci scaglia
la giovinezza irrequieta
a molti sponsor, rivelo,
questo piace

meglio far credere ci sia
una scatola blu
in cui è bene entrare
e avere dei vantaggi
offrire il proprio corpo
e la propria faccia
per certificare che
si può essere innocui senza rimpianti

Mi sono spiegato
frettolosamente

Voglio dire che
hanno reso appetibile
la narcosi di certi sottoaceti
in cerca di una svolta
facendo che esista
un bel legame
tra soldi e inconsistenza
perché ad esempio il canto
la scrittura o la musica
il ballo o la poesia
siano infine spettacolo
e niente altro
e hanno fatto l'equazione
per ragioni materiali
che la cultura sia borghese
abbia scarpe costose
e ami il narcisismo
le questioni di scarso profilo
purché siano
dibattute in bei locali
o in edizioni eleganti

E invece la cultura
è imparare a tacere ad un amico
per poi dirgli parole giuste
di cui si conosce il peso
avere qualcosa da annusare
nel proprio amore
quando è grande e quando è lieve
imparare a piangere da adulti
è vedere l'invisibile
salire sopra un albero
fosse solo per protesta
odiare il padre e la madre
senza alcuna malattia
riconoscere ciò che è folle
e farne un carnevale
o accettare di assaggiarne l'amarezza
rifiutare la violenza e poi
capirla dentro il lampo
dei propri stessi occhi

Straparlo straparlo
ma cercare la cultura
bramarne la carne rossa
deve pur mettere fame
e seppure è un'utopia poter dire
di averla catturata
rende cacciatori feroci
più sani, più belli
più capaci di godersi
le meraviglie della superficialità
marzo 3 2009
UN RAGAZZO DI 35 ANNI

Ora che ho dimenticato
dopo una paziente attesa
nel teatro della distanza
talvolta fumando
altre volte girando lo sguardo
verso i posti vuoti
mi godo il privilegio
di ricordare ogni cosa
tutti quei dettagli
che mi hanno morso
o ferito nelle viscere
anni di compasso
di rincorse al pi greco
i disegni che facevi
gli scacchi su una scrivania
alcune folli strategie
mentre la libertà
aveva il sapore salato
del metallo

che dolce trasgressione
non stringere a me
sentire che
nulla mi appartiene veramente
almeno non più
con la violenza che aveva
la piena estraneità
ammantata di voglia cieca

ho dunque un senso
di pieno possesso
ho ancora me
e molta musica

Il desiderio è nell'annuncio
di una lieve corrente