IL MARE DI NOTTE
E' questo il mare
un sangue oscuro
che in noi si frange
e aggruma il vuoto
in forma estrema
fragore del silenzio
onda dopo onda
respiro dopo respiro
non so altro
se non quel che vedo
il suo cullamento ancestrale
l'antica voglia di abbandono
sentore di morte
nella distanza sconosciuta
e di vita nella scoperta
che offre il viaggio
Rifugio di canto sordo
contraddizione
tra parola e suono
tra paura e coraggio
Il mio stupore
non ha requie
E' questo il mare
marzo 10 2009
LETTERA
Una lettera scritta a mano
è il corpo più nudo
che conosca
per questo
ho riletto la tua
fingendo di non capire
cosa ci fosse scritto
è bastato
ripercorrere la dolcezza
delle tue vocali
riconoscerne la morbidezza
come le colline chiare
dei tuoi fianchi
e da lì smettere
di farmi domande
di tentare ragionamenti
che importa ora
cosa stessimo dicendo
è sufficiente il tuo profilo
tracciato dallo spessore
dell'inchiostro blue
il tuo peso nelle virgole
e nei punti impressi
Volevo concedermi
che l'assenza avesse
più che una parola
la carne e il sangue
della tua scrittura
Una lettera scritta a mano
è il corpo più nudo
che conosca
per questo
ho riletto la tua
fingendo di non capire
cosa ci fosse scritto
è bastato
ripercorrere la dolcezza
delle tue vocali
riconoscerne la morbidezza
come le colline chiare
dei tuoi fianchi
e da lì smettere
di farmi domande
di tentare ragionamenti
che importa ora
cosa stessimo dicendo
è sufficiente il tuo profilo
tracciato dallo spessore
dell'inchiostro blue
il tuo peso nelle virgole
e nei punti impressi
Volevo concedermi
che l'assenza avesse
più che una parola
la carne e il sangue
della tua scrittura
marzo 9 2009
TANTO PER DIRE
In tanti anni
con incessante lavorìo
hanno affibbiato alla cultura
un'aura di buio
consentendo si chiamasse
cosa noiosa
settorialità elitaria
distanza dal reale
sega mentale a buffo
certe volte nozione
altre ancora vuoto ellenismo
Dico affibbiato
perché il moto naturale
cha pretende la curiosità
e di cui ha sete la cultura
è impedito da legami
è chiuso e fermato
con precisa volontà
di creare un vuoto
e appresso a quello l'odio
Il fatto è accertato
chiaro e palese
Questioni di vendita
ragioni di indistinguibilità:
se nessuna cultura è coltivata
tutto è cultura o niente è tale
e da lì è pacifico cercare altrove
i presunti voli interiori
o le profondità in cui ci scaglia
la giovinezza irrequieta
a molti sponsor, rivelo,
questo piace
meglio far credere ci sia
una scatola blu
in cui è bene entrare
e avere dei vantaggi
offrire il proprio corpo
e la propria faccia
per certificare che
si può essere innocui senza rimpianti
Mi sono spiegato
frettolosamente
Voglio dire che
hanno reso appetibile
la narcosi di certi sottoaceti
in cerca di una svolta
facendo che esista
un bel legame
tra soldi e inconsistenza
perché ad esempio il canto
la scrittura o la musica
il ballo o la poesia
siano infine spettacolo
e niente altro
e hanno fatto l'equazione
per ragioni materiali
che la cultura sia borghese
abbia scarpe costose
e ami il narcisismo
le questioni di scarso profilo
purché siano
dibattute in bei locali
o in edizioni eleganti
E invece la cultura
è imparare a tacere ad un amico
per poi dirgli parole giuste
di cui si conosce il peso
avere qualcosa da annusare
nel proprio amore
quando è grande e quando è lieve
imparare a piangere da adulti
è vedere l'invisibile
salire sopra un albero
fosse solo per protesta
odiare il padre e la madre
senza alcuna malattia
riconoscere ciò che è folle
e farne un carnevale
o accettare di assaggiarne l'amarezza
rifiutare la violenza e poi
capirla dentro il lampo
dei propri stessi occhi
Straparlo straparlo
ma cercare la cultura
bramarne la carne rossa
deve pur mettere fame
e seppure è un'utopia poter dire
di averla catturata
rende cacciatori feroci
più sani, più belli
più capaci di godersi
le meraviglie della superficialità
In tanti anni
con incessante lavorìo
hanno affibbiato alla cultura
un'aura di buio
consentendo si chiamasse
cosa noiosa
settorialità elitaria
distanza dal reale
sega mentale a buffo
certe volte nozione
altre ancora vuoto ellenismo
Dico affibbiato
perché il moto naturale
cha pretende la curiosità
e di cui ha sete la cultura
è impedito da legami
è chiuso e fermato
con precisa volontà
di creare un vuoto
e appresso a quello l'odio
Il fatto è accertato
chiaro e palese
Questioni di vendita
ragioni di indistinguibilità:
se nessuna cultura è coltivata
tutto è cultura o niente è tale
e da lì è pacifico cercare altrove
i presunti voli interiori
o le profondità in cui ci scaglia
la giovinezza irrequieta
a molti sponsor, rivelo,
questo piace
meglio far credere ci sia
una scatola blu
in cui è bene entrare
e avere dei vantaggi
offrire il proprio corpo
e la propria faccia
per certificare che
si può essere innocui senza rimpianti
Mi sono spiegato
frettolosamente
Voglio dire che
hanno reso appetibile
la narcosi di certi sottoaceti
in cerca di una svolta
facendo che esista
un bel legame
tra soldi e inconsistenza
perché ad esempio il canto
la scrittura o la musica
il ballo o la poesia
siano infine spettacolo
e niente altro
e hanno fatto l'equazione
per ragioni materiali
che la cultura sia borghese
abbia scarpe costose
e ami il narcisismo
le questioni di scarso profilo
purché siano
dibattute in bei locali
o in edizioni eleganti
E invece la cultura
è imparare a tacere ad un amico
per poi dirgli parole giuste
di cui si conosce il peso
avere qualcosa da annusare
nel proprio amore
quando è grande e quando è lieve
imparare a piangere da adulti
è vedere l'invisibile
salire sopra un albero
fosse solo per protesta
odiare il padre e la madre
senza alcuna malattia
riconoscere ciò che è folle
e farne un carnevale
o accettare di assaggiarne l'amarezza
rifiutare la violenza e poi
capirla dentro il lampo
dei propri stessi occhi
Straparlo straparlo
ma cercare la cultura
bramarne la carne rossa
deve pur mettere fame
e seppure è un'utopia poter dire
di averla catturata
rende cacciatori feroci
più sani, più belli
più capaci di godersi
le meraviglie della superficialità
marzo 3 2009
UN RAGAZZO DI 35 ANNI
Ora che ho dimenticato
dopo una paziente attesa
nel teatro della distanza
talvolta fumando
altre volte girando lo sguardo
verso i posti vuoti
mi godo il privilegio
di ricordare ogni cosa
tutti quei dettagli
che mi hanno morso
o ferito nelle viscere
anni di compasso
di rincorse al pi greco
i disegni che facevi
gli scacchi su una scrivania
alcune folli strategie
mentre la libertà
aveva il sapore salato
del metallo
che dolce trasgressione
non stringere a me
sentire che
nulla mi appartiene veramente
almeno non più
con la violenza che aveva
la piena estraneità
ammantata di voglia cieca
ho dunque un senso
di pieno possesso
ho ancora me
e molta musica
Il desiderio è nell'annuncio
di una lieve corrente
Ora che ho dimenticato
dopo una paziente attesa
nel teatro della distanza
talvolta fumando
altre volte girando lo sguardo
verso i posti vuoti
mi godo il privilegio
di ricordare ogni cosa
tutti quei dettagli
che mi hanno morso
o ferito nelle viscere
anni di compasso
di rincorse al pi greco
i disegni che facevi
gli scacchi su una scrivania
alcune folli strategie
mentre la libertà
aveva il sapore salato
del metallo
che dolce trasgressione
non stringere a me
sentire che
nulla mi appartiene veramente
almeno non più
con la violenza che aveva
la piena estraneità
ammantata di voglia cieca
ho dunque un senso
di pieno possesso
ho ancora me
e molta musica
Il desiderio è nell'annuncio
di una lieve corrente
gennaio 7 2009
SVISTE
Oggi ero scioccamente solare. Stanotte per essere precisi. Il Fanfulla pieno. Ero scioccamente solare. Ballavo video anni '80. Senza senso, al secondo chinotto e al terzo amaro come una bolla di amara zuccherosità. Ero scioccamente solare come può esserlo un ossimoro. Certe volte sono lì che credo di vedere verità passare e cose grandiose rivelarsi dal nulla. Ma sono sempre apparizioni, visioni strane. Ho guidato e poi ho fatto un giro che era megio non fare. Quando si scelgono i percorsi poi uno dovrebbe assumersi le responsabilità con se stesso del fatto. Scioccamente vado a dormire.
Oggi ero scioccamente solare. Stanotte per essere precisi. Il Fanfulla pieno. Ero scioccamente solare. Ballavo video anni '80. Senza senso, al secondo chinotto e al terzo amaro come una bolla di amara zuccherosità. Ero scioccamente solare come può esserlo un ossimoro. Certe volte sono lì che credo di vedere verità passare e cose grandiose rivelarsi dal nulla. Ma sono sempre apparizioni, visioni strane. Ho guidato e poi ho fatto un giro che era megio non fare. Quando si scelgono i percorsi poi uno dovrebbe assumersi le responsabilità con se stesso del fatto. Scioccamente vado a dormire.
dicembre 15 2008
QUEL CHE RESTA
E' pomeriggio inoltrato e ho scosso da poco il torpore domenicale dalle braccia, dai capelli, dall'espressione del viso. E' una specie di gonfiore sottocutaneo che non si vede ma si sente infiltrato tra i capillari come fosse una maschera segreta. Per una specie di volontà di reazione alla casa, alla sua accoglienza pericolosa, invece di buttarmi nello studio come avevo progettato, e sono tre mesi che rimbalzo tra l'intenzione di scrivere pezzi nuovi e l'esplorare altri moduli improvvisativi, mi lavo ed esco. Faccio tutto da automa ben programmato, ripassando mentalmente l'efficacia del modo di sbarbarsi, l'attenzione per la temperatura dell'acqua e una breve ipnosi davanti alle asimmetrie che rivela lo specchio.
Vado a piedi da casa alla libreria, la distanza è talmente breve che anche con un poco di pioggia o col freddo che fa arricciare ogni tanto il viso è sempre una passeggiata piacevole. Percorro un'importante strada di commercio per arrivare lì, abiti, casalinghi, tanti bar, pizzerie, cineserie e tecnologia, tutti in fila come un acquario che non ha soluzione di continuità. Ogni vetrina ha i suoi pesci umani, alcuni tropicali e raffinati, altri popolari, altri ancora decisamente curiosi mentre raschiano tra la merce esposta. Osservo tutti e resto persino rapito dal modo che ha una ragazza di mangiare della pizza cercando di non sporcarsi minimamente. Fa pensare a una ballerina o a qualcosa del genere, potrebbe essere una turista straniera, qualcuna per cui il papa non è altro che un signore vestito in modo assai pittoresco e che guarda Roma come la città giallina e dolce di sempre, con il buon vino e le fontane. Avrei bisogno di andare ad Helsinki per provare qualcosa del genere penso, avrei proprio voglia di andarci, di andare su al nord, Stoccolma o Reykjavík, allontanarmi verso l'essenzialità i colori decisi delle case che immagino in fila ordinata davanti a qualche fiordo, andare verso un mare nero austero e bevande calde sempre pronte. La poesia della distanza e di un silenzio ricco di novità da non nominare se non molto tempo dopo averle vissute.
Raggiungo il posto e mi perdo nel rito di sempre, leggo i titoli e le quarte di copertina immagino la faccia dell'autore, fingo di poter comperare tutti i libri che hanno una costola suggestiva o una biografia convincente, penso che ci siano pagine nascoste nelle pagine e che quello stesso momento possa essere una pagina tra le altre che racconta di chi è in quella libreria e ascolta il richiamo delle storie, la nenia dolce o pungente dei racconti, il cullamento di un verso. Tutto un inno al possibile, persino nei libri di storia che sono pur sempre una ricostruzione, spesso il più possibile fedele, ma il più possibile appunto. Ho l'abilità di perdere molto tempo tra gli scaffali e poi selezionare almeno tre titoli, giocare le finali e sceglierne due da portare alla cassa. Anche stavolta va così e mi aggiudico Lamento di Portnoy e un libro sull'eversione nera in Italia. Tutto a posto ben equilibrato. La storia di un disadattato e un libro su disadattati che volevano un ruolo nella storia. Giocherello con i libri e penso a battute o doppi sensi mentre anch'io azzanno qualcosa, mi viene in mente "Il fascio discreto della divisa" un po' per via del libro comperato e un po' perché un carabiniere bacia una ragazza con compostezza e un modo perentorio, ma sembrano in ogni caso innamorati, il ragazzo della semplicità di lei e la ragazza del modo che ha lui di curare la barba, si respira in entrambi la tensione per avere abiti ben stirati e la cartaigienica di riserva sempre da parte, ma sono piacevoli e sinceri.
Imbocco decisamente lo stradone semipedonale che va verso S. Pietro e cerco il bar migliore per un caffè, prima di attaccare con la prima birra. Il gioco che faccio è quello consueto di leggere dove capita piccoli brani dei libri, come si assaggerebbe qualcosa che ci mette appetito senza interrompere il giro, facendo soste, guardando i passanti le famigliole a far spese natalizie, concependo poi tutto come fosse un gesto unico: è quello che capiterebbe se ci si riuscisse a vedere dall'alto con uno sguardo satellitare, l'insieme e una parte nell'insieme che si muovono in una sola onda fluttuante tra le luci.
Appena ieri ero in auto, con un mezzo sorriso in volto senza pensare troppo se non alla guida verso l'aeroporto, stavo leggendo il possibile sull'asfalto nero e semilucido, in mezzo alla processione dei lampioni enormi che portano fino allo scalo, senza fare conteggi, senza fretta, senza fare nulla che non fosse un gesto unico: il senso di sorpresa mi aveva toccato una spalla qualche ora prima. Ero andato a incontrare me o qualcuno che aveva deciso di comparire da una penombra delicata e questo non era propriamente definito, anche se la penombra era dolce e affezionata al silenzio, con una propensione minima alla definizione delle cose finchè non siano attraversate, e per questo motivo era plausibile che fosse là dove sarebbe stato giusto trovarla. Ero andato a sconfiggere l'ovvietà con un gesto semplice. E' una strana sensazione quello di pensare di aver trovato qualcosa anche se non c'era nulla da toccare, non c'erano un odore da annusare, nessun colore da imprimere nella memoria breve se non le scritte fisse dei gate, degli arrivi nazionali, dell'edicola chiusa, le scale mobili con la loro costante girandola semivuota per l'orario, i parcheggiatori meticolosi nel cercare di farti poggiare dove si paga, un gruppo di persone dell'est che ridevano, una porta a vetri chiusa per riparazione, una donna in impermeabile color ghiaccio in attesa di qualcuno, dei tizi che corrono verso un taxi, le strade che riportano verso Roma ad anello come un enorme gioiello attorno ad un enorme palazzo trasparente, un giornale di giornata lasciato tra i sedili di plastica della sala d'attesa. Per qualche ragione sono tornato indietro dopo un po' ed ho letto il possibile sull'asfalto nero una seconda volta, con lo stesso mezzo sorriso dell'andata.
Dopo la visione passeggio ancora un po', finisco la terza birra e torno verso casa con un diverso percorso, in cerca di un negozio che venda cappelli ripetendomi che prima o poi ne troverò uno che mi stia bene. Non tutti i racconti hanno lo stesso ritmo ma alcuni sono sorprendetemente simili al proprio passo e questo li rende familiari o desiderabili anche nei passaggi oscuri. Forse per questo sono convinto che comunque stiano le cose, raccontare migliora la circolazione e il respiro. Lo penso anche ora mentre sto per infilare i piedi al caldo nel letto.
E' pomeriggio inoltrato e ho scosso da poco il torpore domenicale dalle braccia, dai capelli, dall'espressione del viso. E' una specie di gonfiore sottocutaneo che non si vede ma si sente infiltrato tra i capillari come fosse una maschera segreta. Per una specie di volontà di reazione alla casa, alla sua accoglienza pericolosa, invece di buttarmi nello studio come avevo progettato, e sono tre mesi che rimbalzo tra l'intenzione di scrivere pezzi nuovi e l'esplorare altri moduli improvvisativi, mi lavo ed esco. Faccio tutto da automa ben programmato, ripassando mentalmente l'efficacia del modo di sbarbarsi, l'attenzione per la temperatura dell'acqua e una breve ipnosi davanti alle asimmetrie che rivela lo specchio.
Vado a piedi da casa alla libreria, la distanza è talmente breve che anche con un poco di pioggia o col freddo che fa arricciare ogni tanto il viso è sempre una passeggiata piacevole. Percorro un'importante strada di commercio per arrivare lì, abiti, casalinghi, tanti bar, pizzerie, cineserie e tecnologia, tutti in fila come un acquario che non ha soluzione di continuità. Ogni vetrina ha i suoi pesci umani, alcuni tropicali e raffinati, altri popolari, altri ancora decisamente curiosi mentre raschiano tra la merce esposta. Osservo tutti e resto persino rapito dal modo che ha una ragazza di mangiare della pizza cercando di non sporcarsi minimamente. Fa pensare a una ballerina o a qualcosa del genere, potrebbe essere una turista straniera, qualcuna per cui il papa non è altro che un signore vestito in modo assai pittoresco e che guarda Roma come la città giallina e dolce di sempre, con il buon vino e le fontane. Avrei bisogno di andare ad Helsinki per provare qualcosa del genere penso, avrei proprio voglia di andarci, di andare su al nord, Stoccolma o Reykjavík, allontanarmi verso l'essenzialità i colori decisi delle case che immagino in fila ordinata davanti a qualche fiordo, andare verso un mare nero austero e bevande calde sempre pronte. La poesia della distanza e di un silenzio ricco di novità da non nominare se non molto tempo dopo averle vissute.
Raggiungo il posto e mi perdo nel rito di sempre, leggo i titoli e le quarte di copertina immagino la faccia dell'autore, fingo di poter comperare tutti i libri che hanno una costola suggestiva o una biografia convincente, penso che ci siano pagine nascoste nelle pagine e che quello stesso momento possa essere una pagina tra le altre che racconta di chi è in quella libreria e ascolta il richiamo delle storie, la nenia dolce o pungente dei racconti, il cullamento di un verso. Tutto un inno al possibile, persino nei libri di storia che sono pur sempre una ricostruzione, spesso il più possibile fedele, ma il più possibile appunto. Ho l'abilità di perdere molto tempo tra gli scaffali e poi selezionare almeno tre titoli, giocare le finali e sceglierne due da portare alla cassa. Anche stavolta va così e mi aggiudico Lamento di Portnoy e un libro sull'eversione nera in Italia. Tutto a posto ben equilibrato. La storia di un disadattato e un libro su disadattati che volevano un ruolo nella storia. Giocherello con i libri e penso a battute o doppi sensi mentre anch'io azzanno qualcosa, mi viene in mente "Il fascio discreto della divisa" un po' per via del libro comperato e un po' perché un carabiniere bacia una ragazza con compostezza e un modo perentorio, ma sembrano in ogni caso innamorati, il ragazzo della semplicità di lei e la ragazza del modo che ha lui di curare la barba, si respira in entrambi la tensione per avere abiti ben stirati e la cartaigienica di riserva sempre da parte, ma sono piacevoli e sinceri.
Imbocco decisamente lo stradone semipedonale che va verso S. Pietro e cerco il bar migliore per un caffè, prima di attaccare con la prima birra. Il gioco che faccio è quello consueto di leggere dove capita piccoli brani dei libri, come si assaggerebbe qualcosa che ci mette appetito senza interrompere il giro, facendo soste, guardando i passanti le famigliole a far spese natalizie, concependo poi tutto come fosse un gesto unico: è quello che capiterebbe se ci si riuscisse a vedere dall'alto con uno sguardo satellitare, l'insieme e una parte nell'insieme che si muovono in una sola onda fluttuante tra le luci.
Appena ieri ero in auto, con un mezzo sorriso in volto senza pensare troppo se non alla guida verso l'aeroporto, stavo leggendo il possibile sull'asfalto nero e semilucido, in mezzo alla processione dei lampioni enormi che portano fino allo scalo, senza fare conteggi, senza fretta, senza fare nulla che non fosse un gesto unico: il senso di sorpresa mi aveva toccato una spalla qualche ora prima. Ero andato a incontrare me o qualcuno che aveva deciso di comparire da una penombra delicata e questo non era propriamente definito, anche se la penombra era dolce e affezionata al silenzio, con una propensione minima alla definizione delle cose finchè non siano attraversate, e per questo motivo era plausibile che fosse là dove sarebbe stato giusto trovarla. Ero andato a sconfiggere l'ovvietà con un gesto semplice. E' una strana sensazione quello di pensare di aver trovato qualcosa anche se non c'era nulla da toccare, non c'erano un odore da annusare, nessun colore da imprimere nella memoria breve se non le scritte fisse dei gate, degli arrivi nazionali, dell'edicola chiusa, le scale mobili con la loro costante girandola semivuota per l'orario, i parcheggiatori meticolosi nel cercare di farti poggiare dove si paga, un gruppo di persone dell'est che ridevano, una porta a vetri chiusa per riparazione, una donna in impermeabile color ghiaccio in attesa di qualcuno, dei tizi che corrono verso un taxi, le strade che riportano verso Roma ad anello come un enorme gioiello attorno ad un enorme palazzo trasparente, un giornale di giornata lasciato tra i sedili di plastica della sala d'attesa. Per qualche ragione sono tornato indietro dopo un po' ed ho letto il possibile sull'asfalto nero una seconda volta, con lo stesso mezzo sorriso dell'andata.
Dopo la visione passeggio ancora un po', finisco la terza birra e torno verso casa con un diverso percorso, in cerca di un negozio che venda cappelli ripetendomi che prima o poi ne troverò uno che mi stia bene. Non tutti i racconti hanno lo stesso ritmo ma alcuni sono sorprendetemente simili al proprio passo e questo li rende familiari o desiderabili anche nei passaggi oscuri. Forse per questo sono convinto che comunque stiano le cose, raccontare migliora la circolazione e il respiro. Lo penso anche ora mentre sto per infilare i piedi al caldo nel letto.



